martedì 8 febbraio 2011
mercoledì 26 gennaio 2011
UFFICIO SPECIALE AMIANTO E AREE AD ELEVATO RISCHIO AMBIENTALE
martedì 25 gennaio 2011
La VIA: principi e finalita'
Ogni azione sull'ambiente può avere effetti reversibili o irreversibili, a lungo o a breve termine. La crescente capacità che l'uomo ha di interferire con l'ambiente circostante ha determinato un conseguente aumento dei danni procurati all'ambiente e di conseguenza a se stesso. Dal secondo dopoguerra la necessità di analizzare i danni ambientali è andata crescendo assieme all'esigenza di tutela dai danni stessi. Come abbiamo detto nel precedente capitolo, il diritto ambientale è una nuova area della giurisprudenza, nata nel '800 e sviluppatasi dagli anni '60 del '900, con un approccio command and control. Tale approccio ha mostrato una serie di limiti intrinseci che hanno portato a sviluppare leggi e politiche che incoraggino l'autoregolamentazione. La Valutazione di Impatto Ambientale è l'esempio più significativo di questo approccio (Heinelt et. al 2001) e l'idea centrale è che se un progetto ha una probabilità di avere una influenza sull'ambiente, questo dovrebbe essere esaminato prima che sia autorizzato.
Si innesca quindi un processo a due stadi.
Il primo stadio consiste nel recuperare e analizzare informazioni rilevanti e nello sviluppare un giudizio che descriva i probabili effetti (impatti) sull'ambiente (quello che in Italia chiamiamo Studio di Impatto Ambientale o SIA). In teoria questo processo dovrebbe essere sia adeguato sia obiettivo e secondo Stuart Bell e Donald McGillivray (due giuristi ambientali britannici) "la VIA ideale dovrebbe basarsi su una serie di informazioni oggettive ed obiettive che possano produrre un giudizio coerente e completo" [1].
Il secondo stadio consiste nalla valutazione delle informazioni da parte di un Ente di Competenza, che deve analizzare il probabili impatti come emergono dal SIA prima di decidere l'approvazione del progetto. L'autorità competente può concludere che i benefici economici siano superiori al danno ambientale probabilmente causato dal progetto, ma non può dare l'autorizzazione senza fornire in modo chiaro le implicazioni negative che esso comporta sull'ambiente e proporre meccanismi di mitigazione o compensazione del danno.
Si innesca quindi un processo a due stadi.
Il primo stadio consiste nel recuperare e analizzare informazioni rilevanti e nello sviluppare un giudizio che descriva i probabili effetti (impatti) sull'ambiente (quello che in Italia chiamiamo Studio di Impatto Ambientale o SIA). In teoria questo processo dovrebbe essere sia adeguato sia obiettivo e secondo Stuart Bell e Donald McGillivray (due giuristi ambientali britannici) "la VIA ideale dovrebbe basarsi su una serie di informazioni oggettive ed obiettive che possano produrre un giudizio coerente e completo" [1].
Il secondo stadio consiste nalla valutazione delle informazioni da parte di un Ente di Competenza, che deve analizzare il probabili impatti come emergono dal SIA prima di decidere l'approvazione del progetto. L'autorità competente può concludere che i benefici economici siano superiori al danno ambientale probabilmente causato dal progetto, ma non può dare l'autorizzazione senza fornire in modo chiaro le implicazioni negative che esso comporta sull'ambiente e proporre meccanismi di mitigazione o compensazione del danno.
Aria killer nella Sicilia senza Piano
Ambiente. Lo strumento basilare che continua a mancare.
Il ritardo. Le città siciliane soffrono lo smog anche perché manca lo strumento regionale di riferimento. Il Piano sulla qualità dell’aria è atteso dal 2002, ma era già previsto nel 1999.
Il quadro. Dalla Regione fanno sapere che il testo era pronto sei mesi fa. Necessario l’aggiornamento sulla base delle ultime
direttive europee, mentre per l’applicazione sono previsti ancora tempi lunghi.
Il ritardo. Le città siciliane soffrono lo smog anche perché manca lo strumento regionale di riferimento. Il Piano sulla qualità dell’aria è atteso dal 2002, ma era già previsto nel 1999.
Il quadro. Dalla Regione fanno sapere che il testo era pronto sei mesi fa. Necessario l’aggiornamento sulla base delle ultime
direttive europee, mentre per l’applicazione sono previsti ancora tempi lunghi.
quotidiano di sicilia il giornale economico della Sicilia
Riciclo e valorizzazione, recepita la direttiva Ue
Riciclo e valorizzazione, recepita la direttiva Ue
di Rosario Battiato
Appena due giorni fa il Consiglio dei ministri ha approvato la 98/2008. Nell’Isola la trasformazione di rifiuti in energia pari allo 0,6%
PALERMO – Risolvere il dramma rifiuti nell’Isola è una necessità isolana, ma anche un richiesta europea. L’ultima direttiva dell’Unione in materia di rifiuti (la Direttiva 2008/98/CE) – approvato due giorni fa in Consiglio dei Ministri il Decreto Legislativo che la recepisce - prevede l’incenerimento a determinate condizioni.
La direttiva, che è anche l’ispiratrice della l.r. 9/2010 della Regione Siciliana, dona priorità alla sostenibilità ambientale e quindi, secondo quanto previsto già nella risoluzione del 24 febbraio del 1997, la “prevenzione e il riutilizzo e il riciclaggio di materiali dovrebbero preferirsi alla valorizzazione energetica dei rifiuti, nella misura in cui essi rappresentano le alternative migliori dal punto di vista ecologico”.
di Rosario Battiato
Appena due giorni fa il Consiglio dei ministri ha approvato la 98/2008. Nell’Isola la trasformazione di rifiuti in energia pari allo 0,6%
PALERMO – Risolvere il dramma rifiuti nell’Isola è una necessità isolana, ma anche un richiesta europea. L’ultima direttiva dell’Unione in materia di rifiuti (la Direttiva 2008/98/CE) – approvato due giorni fa in Consiglio dei Ministri il Decreto Legislativo che la recepisce - prevede l’incenerimento a determinate condizioni.
La direttiva, che è anche l’ispiratrice della l.r. 9/2010 della Regione Siciliana, dona priorità alla sostenibilità ambientale e quindi, secondo quanto previsto già nella risoluzione del 24 febbraio del 1997, la “prevenzione e il riutilizzo e il riciclaggio di materiali dovrebbero preferirsi alla valorizzazione energetica dei rifiuti, nella misura in cui essi rappresentano le alternative migliori dal punto di vista ecologico”.
Etichette:
Raccolta Differenziata,
Rifiuti,
Unione Europea
Iscriviti a:
Post (Atom)




